Conosciamo l’importanza del cordone ombelicale, l’organo che unisce mamma e bambino per tutti i nove mesi della gestazione. Cosa gli succede dopo il parto, però? Che fine fa il cordone ombelicale, una volta che il bambino è nato e non ne ha più bisogno.
In questo articolo vedremo dove va a finire sia lato mamma sia lato bambino e, soprattutto, in che modo la cosa ci riguarda.
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ToggleDal lato del bambino, il cordone ombelicale è attaccato alla pancia, esattamente dove abbiamo l’ombelico. Questo bottoncino più o meno sporgente, infatti, altro non è che la cicatrice di quel vecchio legame. Dal lato della mamma, invece?
Le due arterie e la vena che costituiscono il cordone ombelicale sono attaccati alla donna tramite la placenta, l’organo temporaneo che ospita e protegge il feto. Nel punto in cui finisce il cordone, la placenta penetra nell’endometrio, la mucosa ricca di vasi sanguigni che copre le pareti interne dell’utero; quella che si disfa e si ricostituisce ad ogni ciclo, per intenderci. In questo modo, il cordone collega il flusso sanguigno del bambino a quello della madre, consentendo lo scambio di nutrienti e ossigeno.
Dopo il parto, la placenta si stacca dall’utero e viene espulsa con il cordone ombelicale ancora attaccato; di solito, avviene 30 minuti dopo il parto. A quel punto, non rimane nulla del cordone ombelicale, dentro la donna.
Dopo il parto, la placenta e il cordone ombelicale hanno (quasi) esaurito la loro funzione. Essendo rifiuti ospedalieri, vengono smaltiti tramite termodistruzione, ovvero vengono inceneriti da ditte autorizzate. Può sembrare eccessivo, ma ricorda che i tessuti morti sono vettori di malattie e infezioni: non si possono buttare nell’umido, specie nelle quantità prodotte da un ospedale.
In realtà, il cordone ombelicale sarebbe ancora utilizzabile, dopo il parto. Come visto più volte, il sangue del cordone ombelicale è ricchissimo di cellule staminali, cellule ancora immature che si possono differenziare in globuli rossi, globuli bianchi, cartilagine, ecc. Il tipo di cellule che si usano nelle terapie contro i tumori del sangue, o per curare malattie metaboliche.
Basterebbe pochissimo per raccogliere questo sangue ma, di fatto, non avviene quasi mai: secondo un report dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre il 95% dei cordoni ombelicali va buttato insieme al loro prezioso sangue. In più, solo una frazione dei cordoni donati viene effettivamente conservata nelle biobanche nazionali: nel 2022, su 6.936 unità raccolte, solo 371 sono state effettivamente bancate per uso medico.
Anche per questa ragione, esiste la possibilità di conservare il cordone ombelicale tramite realtà private.
Dato che andrebbero comunque buttati, è possibile portare placenta e cordone ombelicale a casa? La risposta breve è un bel no, nonostante ci siano opinioni contrastanti a riguardo.
Come detto sopra, placenta e cordone sono rifiuti ospedalieri: vanno smaltiti tramite procedure ad hoc, per impedire la diffusione di infezioni. Ciononostante, gira voce che alcuni ospedali consentano comunque di portarli a casa, previa la firma di un consenso informato. È vero fino a un certo punto.
Ci sono ospedali che si accontentano di un consenso informato, è vero, ma sono sempre di meno. La Legge Balduzzi regola l’esenzione di responsabilità ed è chiara a riguardo: il consenso informato è valido solo quando si seguono le linee guida. Ad esempio, serve a tutelare i medici in caso di operazioni chirurgiche intrinsecamente rischiose, anche quando eseguite a regola d’arte.
Portare a casa cordone ombelicale e placenta viola qualsiasi norma sulla gestione dei rifiuti sanitari. Di conseguenza, l’ospedale rimane responsabile di un’eventuale complicanza, a prescindere dal consenso informato. Tradotto: se il cordone ombelicale portato a casa dovesse causare un’infezione, la famiglia avrebbe tutto il diritto di fare causa ai medici, con o senza consenso informato.
Diverso il caso della conservazione del cordone ombelicale. In quel caso, gli operatori sanitari ricevono un apposito kit per il trattamento e la spedizione del cordone, del tutto a norma di legge. Per saperne di più, leggi cosa comprende il servizio di conservazione del cordone.
C’è solo un’eccezione (parziale) a quanto detto sopra: il moncone ombelicale, ovvero il pezzettino di cordone ombelicale che resta attaccato al bambino. Quello va portato a casa per forza di cose e, per quanto piccolo, rimane un possibile vettore di infezioni. Ecco perché va trattato con attenzione, seguendo alla lettera le indicazioni che vengono date in ospedale.
L’obiettivo di queste indicazioni è far seccare il moncone ombelicale, in modo che si stacchi spontaneamente lasciando una piccola cicatrice sul ventre: l’ombelico. Il moncone si dovrebbe staccare nel giro di 7-14 giorni.
Una volta mummificato, il moncone ombelicale è piccolo e sicuro da maneggiare: puoi farne ciò che vuoi. Alcune persone decidono di conservare il moncone nell’album dei ricordi o in una scatolina. I più lo buttano nella spazzatura, ma dove?
Essendo biodegradabile, puoi buttare il moncone nell’umido. Se la tua città prevede una raccolta differenziata per pannolini e pannoloni, puoi buttarlo in un pannolino insieme alla cacca. Come detto, la mummificazione riduce il rischio di infezioni batteriche e virali.
Mettiamo che tu decida di conservare il cordone ombelicale, onde evitare lo spreco indecente che si verifica ogni giorno: cosa succede a questo cordone? Dipende da quale soluzione hai scelto.
I più conservano solo il sangue cordonale, la parte più preziosa del cordone. In questo caso, un operatore sanitario preleva il sangue e lo imballa come da indicazioni. Il sangue viene spedito in Svizzera, dove verrà conservato in una biobanca per i prossimi decenni. Il tessuto viene smaltito insieme agli altri rifiuti ospedalieri, invece.
Diverso se decidi di conservare il tessuto cordonale. In questo caso, l’operatore raccoglie il sangue cordonale e taglia una porzione di cordone ombelicale, prima di imballare e spedire il tutto in Svizzera. Ciò che rimane del cordone ombelicale viene smaltito.
Come accennato, le cellule staminali sono una grande risorsa in ambito medico, specie quelle cordonali. Ad oggi, vengono usate nel trattamento di oltre 80 malattie e la lista si allunga di giorno in giorno: chissà a cosa potranno servire un domani, quando tuo figlio sarà un po’ più grande!
Conservare oggi il sangue cordonale significa avere domani la chiave per innumerevoli cure. Non è detto che serva, è vero, ma la vita è lunga e riserva tante sorprese, non tutte piacevoli: perché non prepararsi, se ce n’è l’occasione?
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