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L’incontro della vita

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L’incontro della vita

Guantoni da boxe appesi al ring

Dopo aver sconfitto una malattia potenzialmente mortale, il pugile ventenne Reuben Muston torna sul ring in cerca di vittoria

A 18 anni, il pugile britannico riceve una diagnosi di anemia aplastica, che lo costringe a due anni e mezzo di inattività. Per fortuna, suo padre è pronto a donargli una parte di sé.

È il 2022, Reuben Muston ha 18 anni e sogna di diventare un pugile professionista. La sua vita ruota tutto attorno al pugilato: si sveglia presto per allenarsi, va a scuola, studia e si allena di nuovo; segue una dieta rigorosa, degna dell’atleta professionista che si prepara ad essere.

Forse il ragazzo si sta dando fin troppo da fare, perché da qualche tempo è sempre stanco. Sarà sicuramente colpa degli allenamenti giornalieri: seguire un sogno può essere faticoso, ma ne vale la pena.

Vale la pena di svegliarsi presto. Vale la pena di essere sempre stanco. Vale la pena di seguire una vita quasi monacale. Vale la pena di essere sempre coperto di lividi. Vale la pena di prendersi un pugno in faccia e di sanguinare dal naso, di tanto in tanto.

È questo che succede durante la finale della National Youth Championships: Reuben non riesce a scansare il colpo e, sbam!, il cazzotto lo centra in pieno. Inizia a sanguinare dal naso e l’arbitro decreta il KO tecnico, assegnando la vittoria al suo avversario.

La delusione brucia molto più del naso ammaccato, che non ne vuole sapere di smettere di sanguinare. Reuben tampona il naso, rimuginando su ciò che ha sbagliato. E intanto il sangue continua a scorrere.

Dopo qualche ora, il naso sanguina ancora. Anche il giorno dopo sanguina. E quello dopo ancora.

Ogni giorno che passa, la delusione per la sconfitta si affievolisce, sostituita da un’emozione molto più intensa: paura. Reuben sanguina dal naso per cinque giorni, prima che il flusso si interrompa. Una cosa del genere non è normale. Per niente. Forse è il caso di interpellare un medico e di fare qualche esame.

La diagnosi è una di quelle capaci di stroncare anche gli spiriti più forti: anemia aplastica. Reuben deve dire addio agli allenamenti, agli amici e perfino alla scuola. Se vuole vedere il 2023, deve effettuare 2/3 trasfusioni di sangue a settimana e seguire una terapia immunosoppressiva, che lo rende immune a qualsiasi raffreddore.

La sua unica speranza è un trapianto di cellule staminali, ma non c’è un singolo donatore compatibile al 100%; o anche solo al 90% o all’80%. Cellule cordonali conservate in famiglia? Nemmeno a parlarne: sarebbe stato troppo bello.

Alla fine, tutte le speranze del ragazzo si riducono a un’unica possibilità, ovvero suo padre. È una compatibilità del 50%, tutt’altro che ottimale. Il rischio di malattia del trapianto contro l’ospite è alto, ma non c’è altra scelta: o questo, o Reuben sarà costretto a vivere di trasfusioni e immunosoppressori.

Questa volta tocca al padre di Reuben condurre una vita da atleta, anche se solo per sei mesi. L’uomo fa tutto ciò che è in suo potere per raggiungere il picco della forma fisica, così da essere pronto per il trapianto. Niente alcol, cibo sano ed esercizio fisico diventano la routine di Mr. Muston.

Tutto per un trapianto che potrebbe uccidere suo figlio, se le cose dovessero andare male.

Reuben non è morto, però. Non staremmo raccontando questa storia, altrimenti.

Reuben non è morto e, anzi, dopo due anni e mezzo di inattività agonistica è tornato sul ring per l’England Boxing Development Championships. Nessuno gli restituirà il tempo perso, ma adesso può tornare a inseguire il suo sogno.

Fonte: bbc.com

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